NEW YORK - 11 Settembre 2001
NASSIRIJA - 12 Novembre 2003
MADRID - 11 Marzo 2004
LONDRA - XX Luglio 2005 - Presto online

 

Quando, questa mattina mi lasciasti lì sul marciapiede al volo ed in un balzo scesi dall'auto porgendoti un saluto con la mano scrutando, ansioso, nello specchietto per scorgere il tuo viso mai avrei pensato che fosse l'ultima volta che l'avrei veduto.
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Quando, accesi la sigaretta osservando, lo sguardo curioso quella strana tipa, tutta di rosa vestita ed i suoi piedi affilati, e la sua mano agitata, nervosa, mi squadrava nascosta dalle lenti nere, mai avrei creduto fosse l'ultima donna che avrei osservato.
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Quando, immergevo il mio sguardo nel caffè bollente e rivedevo, innocente, il tuo sorriso, tu nel mezzo cortile assieme ai tuoi compagni correre come uno sciame d'api giocose, miele e zucchero della vita bambino mio, mai pensavo fosse stato l'ultimo sorriso che m'avresti dato.
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Quando, seduto sulla poltrona di pelle meditavo su rapporti e relazioni sulle reazioni dall'amministratore da contenere, alle prospettive del mercato che mi offrivano un'opportunità ed un futuro sicuro, mai avrei immaginato ch'esso fosse dinanzi a me infuocato e scuro.
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Quando, raggiunsi l'ultimo piano e le scale mobili mi portarono lente al piano aperto dove il cielo è più vicino delle case ed i taxi son macchie gialle la curva della terra, come un fantastico trampolino con il sole per medaglia mai avrei creduto che quello fosse stato il mio ultimo salto.
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Quando, squillò il telefono e risposi, il tuo pianto acuto, mi dicevi: Ti amo e non capivo, seguivo inebetita lo srotolarsi d'interminabili attimi - Ti amo rispondevo al telefono ormai muto, il fuoco ingoiava crudele ed assurdo la vita - la tua, la mia. A fermare il tempo per sentire la tua voce in eterno.
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Quando, salivo le scale 4 a 4, il fumo acre sempre più denso e invadente io bardato di asce, estintori e maschere come un cavaliere del nuovo millennio correvo imponendo al cuore uno scudo, celata paura dietro la mia armatura, salendo i piani di stridente metallo, di scroscianti cristalli, ogni passo in lembi di fuoco e donne, e uomini torcia, vento infernale e incedere lento del cemento su se stesso un assurdo malefico accartocciarsi del mondo, rinchiudersi in sé dell'universo
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Immaginavo la morte meno atroce. Le porte d'un inferno aperte da un volo innocente.

Emilio

Questa poesia è di Emilio e l'ho trovata sul suo blog. Originariamente è stata scritta per l'11 Settembre 2001...ma purtroppo è sempre più attuale...

 

 

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In sottofondo "Fragile" - Sting
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(used with written permission)
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