IL VISCHIO

Tanto tempo fa in un ricco paesotto di montagna viveva un vecchio avaro di nome Tone. L’inverno aveva già bussato da tempo, e il candore della neve copriva i tetti dai comignoli fumanti. Il vecchio se ne stava lì, coperto fino alle orecchie, nella sua stanza fredda, intento a contare le scintillanti monete ricavate dagli affitti. Malgrado il gelo, stava ben attento a non usare troppa legna da ardere, sarebbe stato uno spreco inutile. Un vociare improvviso lo distolse, si alzò e spiò attraverso la finestra: c’erano dei bimbi festanti con i propri genitori attorno ad un abete addobbato e lì accanto un uomo vestito da Babbo Natale sorrideva a quei visi gioiosi. Stizzito Tone se ne tornò al suo lavoro; era irritato, perché il Natale era già alle porte. Ciò che lo mandava in collera, erano gli sprechi: doni, luci, musica, feste Così Tone interpretava il Natale. E come ogni anno si sentiva solo, si barricava in casa isolandosi dal mondo, aspettava la fine delle festività per tornare a varcare la soglia di casa. Giunta la notte di Natale, in piazza si udivano i cori e le dolci melodie natalizie provenienti dalla chiesa. I bimbi se ne stavano sospesi nel tempo, nell’attesa della magia suprema. All’improvviso l’anta di una finestra nella casa del vecchio avaro si spalancò. Tone si affrettò a richiuderla ma l'occhata che diede alla piazza gli riportò alla mente ricordi sbiaditi di un tempo lontano, aveva percepito tanto amore in quella piazza, i bimbi, le famiglie unite, la serenità, la gioia. Aprì l’uscio, uscì di casa, e pianse cosi tanto che le sue lacrime lasciarono l’impronta sulla neve: si ripromise che il suo Natale sarebbe cambiato, andò ad ascoltare i cori e poi tornò a casa. Durante la notte, davanti alla casa di Tone una strana pianta crebbe all’improvviso, e fra le verdi foglie c’erano delle piccole bacche perlacee. Erano le lacrime di Tone che avevano dato vita al Vischio.
[Leggenda trentina]